domenica 6 agosto 2017

L'orizzonte da quassù è sempre più blu.

Un mondo sempre più sguaiato offende ed umilia chi gli resiste con la più semplice delle armi di difesa di massa: l'umiltà. Che non significa cessione acritica del potere, bensì serena consapevolezza di un comune destino, senza alcuna promessa di gioia, se non quella che accompagna lo sguardo intenso di colui che intuisce il tuo quotidiano disagio esistenziale. Eppure non pare proprio la civiltà dell'immagine abbia alcuna intenzione di rimediare alla profonda voragine che separa chi possiede tutto da chi non possiede nulla. Così nascono le false profezie che, però, si avverano senza alcuna brusca contorsione dell'equilibrio polare, giorno dopo giorno. Per codesta ragione a me piace osservare l'orizzonte di quassù.




















martedì 18 luglio 2017

Cose da matti.

La breve storia del medium di riproduzione tecnica del reale - la fotografia - è oggetto, oltre che di una oramai pervasiva diffusione attraverso l'utilizzo dello smartphone, pure della capillare quanto incontrollabile circolazione in Rete. E' dunque scontato, a mò di premessa, che qui ci s'intenda riferire alla traduzione numerica dell'Informazione tutta. Sui cosiddetti Social resta quanto mai aperto il dibattito sulla presunta morte della fotografia e su quanto di estetico-critico venga, addirittura giornalmente, prodotto su scala mondiale. Lasciano, dunque, il tempo che trovano le scaramucce verbali tra tutti coloro che - sottoscritto compreso - pretendano di esprimere giudizi veementi su una condizione poietica non più esclusiva, come quella del fotografo di professione, bensì rilevante soltanto sotto il profilo sociale. Sarebbe auspicabile l'utilizzo di strumenti analitici ben più pertinenti - penso, ad esempio, all'Estetica, all'Antropologia, alla Semiotica ed alla Filosofia - rispetto al pettegolezzo social in uso correntemente. Soltanto il loro consapevole uso permetterebbe si formasse una nuova generazione critica. A me non resta che tradurre in immagini ciò che penso al riguardo, senza curarmi dell'opinione di chiunque. 





















giovedì 6 luglio 2017

La follia è collettiva.

Bastano poche immagini di un ex Ospedale Psichiatrico per invocare attenzione critica sulla condizione di generale schizofrenia della Civiltà d'Occidente, dal fronte europeo a quello nord-americano. Ad esserne protagonisti cittadini e clandestini. Già osservare chi e cosa s'incontra per strada - qualunque strada, anche di montagna - alimenta tortuosi pensieri d'angoscia. La Lotta di Classe è terminata - chi abbia vinto si sa -, anzi si è tramutata in Lotta di Generazione. A me non preoccupa il futuro della mia, bensì quello di quanti succederanno.
















domenica 18 giugno 2017

Le immagini assenti.

Giunto a quest'età definitiva, non riesco a trattenere i vagheggiamenti della memoria, così che l'affanno della nostalgia sovente scende fino agli anni infantili per ricordare episodi  di cui non conservo alcuna immagine. Fotografica, s'intende. E' più che ovvio che di allora - gli anni cinquanta del secolo scorso, per intenderci - pur essendo in vivace espansione l'utilizzo del mezzo fotografico, io non potessi contare in nessuna specie di cosciente appropriazione. Ci deve avere pensato mio padre, ma dall'archivio di famiglia sebbene escano immagini di quei tempi, il ricordo che esse evocano non corrisponde a quello che più mi sovviene: durante la precoce prima elementare solevo firmare gli album da disegno con l'aggiunta dell'aggettivo pittore. Una specie di destino, non ancora mancato, per fortuna. Giusto al cambio di millennio - nell'anno 2.000, appunto - complice il cedimento temporaneo dell'organo madre e la condizione di totale solitudine, mi sono lasciato andare con entusiasmo ad un'avventura senile che ha, con molti decenni di ritardo, avviato un processo di riappropriazione delle attitudini sepolte dal destino, portando a termine gli studi in Fotografia presso il Corso di Progettazione Digitale dell'AABB di Urbino. Il Corso di Pittura, invece, l'abbandonai prematuramente nel 1971. Son quasi due i decenni e migliaia di immagini prese, in forma tanto analogica quanto digitale, a sancire il rapporto privilegiato con il mezzo meccanico, mentre cova il desiderio di mettere mano al più presto su quanto, conservato con cura, possa diventare altro ed oltre la Fotografia. Grazie alla Fotografia.

mercoledì 31 maggio 2017

Quel poco che mi resta della vita, mi costa una gran fatica.

Non si tratta soltanto della stanchezza di membra sempre più fragili, ma pure coscienza di un tempo travolto  da urgenti necessità, sociali oltre che personali. Lo sguardo sul mondo obbliga a visioni di permanente allarme, quando non terrore. Ciò determina costanti squilibri emotivi in chiunque tenti di ricavarne motivazioni per esistere consapevolmente. A me accade quando sfogliare queste immagini accende la nostalgia per quel solitario e silenzioso vagare per strade lontane, ma ormai familiari.